Comunicati stampa

09/09/09

L’ultima indagine condotta da Altroconsumo segnala una limitata convenienza della grande distribuzione, ma continua a non considerare le differenti condizioni in cui operano le farmacie e gli esercizi di vicinato rispetto agli ipermercati. A cominciare dal più favorevole regime fiscale accordato alle cooperative



Roma, 09 settembre 2009 - L’indagine di Altroconsumo, ripresa dal Corriere della sera, sui prezzi dei farmaci da banco praticati da farmacie, esercizi di vicinato e grande distribuzione offre l’occasione per puntualizzare alcuni aspetti che si ripresentano in tutti i confronti di questo genere che sono stati condotti nei tre anni di liberalizzazione del settore.
In primo luogo, l’indagine rileva che in media i corner degli ipermercati consentono un risparmio del 17% rispetto alle farmacie e del 13% rispetto agli esercizi di vicinato: “E’ un risultato lontano dalle aspettative suscitate dalla Legge Bersani” dice il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, Andrea Mandelli. Inoltre, l’indagine fa presente che tra una farmacia e l’altra, e tra un corner e l’altro, possono esserci differenze notevoli (fino al 59% per le farmacie e fino al 27% per i corner). “Quindi si può concludere che praticare sconti, anche forti, non è prerogativa della sola grande distribuzione”.

Ma non è l’unico rilievo importante: l’indagine, infatti, è stata condotta considerando 68 farmaci OTC (i più venduti), “ma è evidente che un punto vendita che possa concentrare gli acquisti su una gamma così ridotta di prodotti, come avviene nella grande distribuzione, può ottenere condizioni più favorevoli dal produttore e ha, comunque, una spesa di gestione del magazzino contenuta, situazione ben diversa da quella di una farmacia, che normalmente dispone di centinaia di farmaci differenti” ricorda Mandelli. “Quanto agli aumenti registrati dall’indagine rispetto alle edizioni precedenti, non si può trascurare che il prezzo dei farmaci da automedicazione è stato bloccato - per legge - per anni, ed era prevedibile un rimbalzo: anche questo è un effetto delle liberalizzazioni, anche questo è il mercato”.
C’è poi una circostanza importante che spesso nemmeno viene citata: per i farmaci di questa categoria non esiste più l’indicazione di un prezzo di vendita al pubblico, ma solo il prezzo di cessione da parte dell’azienda. Il farmacista, dunque – fa notare il presidente della Federazione - si è trovato di fronte a un compito nuovo e lontano dalla sua cultura: determinare il prezzo di vendita del farmaco. Come ben dovrebbe sapere chi si occupa di mercato, non è una cosa semplice e c’è stato un inevitabile rodaggio per impadronirsi del meccanismo.

Andrea Mandelli sottolinea inoltre una circostanza taciuta in queste analisi di mercato: “Le cooperative che operano nella grande distribuzione hanno un regime fiscale ben più favorevole di quello applicato alle farmacie e ai colleghi degli esercizi di vicinato e questo, inevitabilmente, si riflette su quanto alla fine paga il cittadino”. Non è una questione di poco conto, se la stessa Commissaria europea alla concorrenza, Neelie Kroes, ha avviato nel giugno 2008 un’indagine per valutare se gli sgravi fiscali riconosciuti alle cooperative presenti nella grande distribuzione siano compatibili con il principio di concorrenza, visto che queste cooperative operano esattamente come normali società a scopo di lucro. “Sono ormai anni che si denunciano le più diverse turbative del mercato, vere o presunte” conclude Mandelli “ma di questo aspetto non si è mai parlato, neppure nelle peraltro accurate segnalazioni che l’Autorità garante della concorrenza italiana ha dedicato al settore del farmaco. Non ci sembra molto equo che si trovino a competere sullo stesso terreno, quello dello sconto, grandi società fiscalmente favorite e i singoli professionisti delle farmacie e degli esercizi di vicinato. La libera concorrenza nella distribuzione del farmaco deve considerare anche questo aspetto”.








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