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Vaccinazioni in farmacia: una innovazione a vantaggio dei cittadini

La Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani ritiene opportune alcune precisazioni a  seguito dell’intervento della FNOMCeO sull’approvazione dell’emendamento al DdL vaccini che prevede la possibilità, per i medici, di praticare le vaccinazioni obbligatorie all’ interno delle farmacie. Innanzitutto non si tratta in alcun modo di un accaparramento di prerogative di altre professioni sanitarie, in quanto sarebbe comunque il medico a sovraintendere all’inoculazione. Situazione differente da quella britannica, per esempio, dove è il farmacista, in possesso di una certificazione, a praticare l’immunizzazione antinfluenzale, come previsto anche nella sperimentazione recentemente avviata in Francia. Non pare, per inciso,  che in questi due paesi siano tenute in scarso conto le prerogative delle diverse professioni sanitarie. In Canada, nella provincia del Quebec, nelle farmacie sono gli infermieri a praticare non solo la vaccinazione antinfluenzale, ma anche quelle contro epatite A e B e altre destinate alla profilassi dei viaggiatori. Nelle situazioni citate il coinvolgimento delle farmacie è stato motivato innanzitutto dalla necessità di aumentare la copertura vaccinale a fronte di una situazione non ottimale.

La possibilità prevista dall’emendamento D’Ambrosio Lettieri, Mandelli, Rizzotti, va nella stessa direzione: a fronte della reintroduzione dell’obbligatorietà delle vaccinazioni, dell’aumento del numero delle vaccinazioni stesse e della necessità di ottemperare alle previsioni di legge in tempi contenuti, la possibilità di disporre di un presidio sanitario dove il medico può effettuare solo e soltanto l’atto professionale cui si riferisce il decreto può certamente contribuire a snellire le procedure e, soprattutto, può offrire un punto di riferimento nelle località a minore intensità di strutture sanitarie. Non crediamo che questa disposizione possa compromettere la tracciabilità della pratica vaccinale: da decenni, ormai, i farmacisti di comunità assicurano la tracciabilità di milioni di prescrizioni ogni anno. E’ un dato di fatto che le modalità organizzative dell’assistenza sanitaria e le esigenze della collettività sono in costante evoluzione: tutti noi che vogliamo mantenere le professioni sanitarie al centro del Servizio sanitario e dell’opera di tutela della salute dobbiamo essere pronti a evolvere assieme al contesto in cui ci troviamo operare. Senza snaturamenti e  senza invasioni di campo, salvaguardando ruoli e responsabilità ma aprendosi all’innovazione a vantaggio del cittadino.  La Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani ritiene opportune alcune precisazioni a  seguito dell’intervento della FNOMCeO sull’approvazione dell’emendamento al DdL vaccini che prevede la possibilità, per i medici, di praticare le vaccinazioni obbligatorie all’ interno delle farmacie. Innanzitutto non si tratta in alcun modo di un accaparramento di prerogative di altre professioni sanitarie, in quanto sarebbe comunque il medico a sovraintendere all’inoculazione. Situazione differente da quella britannica, per esempio, dove è il farmacista, in possesso di una certificazione, a praticare l’immunizzazione antinfluenzale, come previsto anche nella sperimentazione recentemente avviata in Francia. Non pare, per inciso,  che in questi due paesi siano tenute in scarso conto le prerogative delle diverse professioni sanitarie. In Canada, nella provincia del Quebec, nelle farmacie sono gli infermieri a praticare non solo la vaccinazione antinfluenzale, ma anche quelle contro epatite A e B e altre destinate alla profilassi dei viaggiatori. Nelle situazioni citate il coinvolgimento delle farmacie è stato motivato innanzitutto dalla necessità di aumentare la copertura vaccinale a fronte di una situazione non ottimale. La possibilità prevista dall’emendamento D’Ambrosio Lettieri, Mandelli, Rizzotti, va nella stessa direzione: a fronte della reintroduzione dell’obbligatorietà delle vaccinazioni, dell’aumento del numero delle vaccinazioni stesse e della necessità di ottemperare alle previsioni di legge in tempi contenuti, la possibilità di disporre di un presidio sanitario dove il medico può effettuare solo e soltanto l’atto professionale cui si riferisce il decreto può certamente contribuire a snellire le procedure e, soprattutto, può offrire un punto di riferimento nelle località a minore intensità di strutture sanitarie.

Non crediamo che questa disposizione possa compromettere la tracciabilità della pratica vaccinale: da decenni, ormai, i farmacisti di comunità assicurano la tracciabilità di milioni di prescrizioni ogni anno. E’ un dato di fatto che le modalità organizzative dell’assistenza sanitaria e le esigenze della collettività sono in costante evoluzione: tutti noi che vogliamo mantenere le professioni sanitarie al centro del Servizio sanitario e dell’opera di tutela della salute dobbiamo essere pronti a evolvere assieme al contesto in cui ci troviamo operare. Senza snaturamenti e  senza invasioni di campo, salvaguardando ruoli e responsabilità ma aprendosi all’innovazione a vantaggio del cittadino.  

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